Bucolicò Scudo

AMSON

34° edizione

L'AMSON A LA MADONA

Quando il grano diventava comunità.

Quando gli agricoltori dicono "suma d'amson", intendono dire che siamo nel tempo della mietitura del grano. Il momento d'oro dell'estate. Quello in cui si raccoglie ciò che la terra ha generato, con uno strumento antico, l'Amsura. Da qui nasce il nome della nostra festa, l'Amson a la Madona. Una sera, più di trent'anni fa, un gruppo di amici seduto al tavolo del Circolo Geom. Umberto Piazza di Santa Maria del Tempio si chiese cosa poter fare per la nostra comunità. La risposta arrivò semplice: "Santa Maria è terra agricola. Proponiamo le nostre tradizioni. Proponiamo l'Amson." Non fu una strategia. Fu cuore, braccia, e la fede nella Madonna del Tempio.

Era il 1992. Negli anni a seguire, la nostra festa prese la forma che in tanti ricordano ancora oggi. Nei campi accanto al convento dei frati cappuccini venivano esposti trattori, macchine e attrezzi d'epoca. Si ricostruivano gli ambienti della casa contadina e del lavoro nei campi. Negli stand allestiti sul campo di calcio si potevano vedere gli abiti degli sposi, i lavoretti delle scuole, la biancheria, le stoviglie, le vecchie macchine da cucire, i lavori artigianali in ferro, in legno, in tufo. Alle undici la messa al campo, nel chiostro del convento. Poi il pranzo conviviale, e nel pomeriggio, dopo la sfilata dei trattori, la dimostrazione di mietitura e trebbiatura in un campo della Cascina Commenda.

Nel 1993 l'allora sindaco di Casale Monferrato Riccardo Coppo definì Santa Maria del Tempio la capitale del Monferrato agricolo. Non per le dimensioni, non per il numero delle aziende. Per il modo in cui la nostra comunità custodiva i suoi ritmi, e per la cura con cui li raccontava a chi veniva da fuori.

Negli anni l'Amson è cresciuto, restando fedele a se stesso. Capace di mettere insieme la rievocazione storica e l'innovazione, i mezzi d'epoca e quelli di ultima generazione, le associazioni di categoria e gli artigiani, i convegni tecnici e i giochi per i più piccoli. Ha attraversato le edizioni, una dopo l'altra, portando ogni volta qualcosa in più, senza mai perdere quello che era all'inizio, un atto d'amore per la nostra terra. Sono stati in tanti, in questi trentaquattro anni, a costruire l'Amson con le proprie mani. C'è un pezzo del loro lavoro in ogni edizione che arriva, nella messa che si celebra ancora nel campo, nella sfilata dei trattori, nella mietitura a mano che si ripete ogni estate.

Perché oggi, come allora, le stesse spighe maturano negli stessi campi. Gli stessi gesti si ripetono, anno dopo anno. Le mani che sapevano come si fa non ci sono più tutte, ma il grano non lo sa, e matura lo stesso. Ed è proprio da qui, da questa festa nata attorno a un tavolo nel 1992, che è nata l'idea di Bucolicò. Perché custodire l'Amson per un weekend all'anno non bastava più. Serviva un luogo capace di tenere viva quella memoria tutto l'anno, di raccontarla anche a chi non ha mai trebbiato, anche a chi non conosce più il nome esatto di un attrezzo. L'Amson a la Madona resta la nostra radice. Bucolicò è il modo in cui quella radice continua a dare frutto.

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